Sei pronto a morire? Ecco 3 modi per “esercitarti” a morire ogni giorno

di Ilaria Cusano

La morte esiste, ma è bellissima!

La morte è ancora un tabù; e ci credo bene, visto come viene concepita! 
Diciamocela tutta: se dovessi credere che è la tragedia che i più pensano, nemmeno io vorrei pensarci o parlarne per un solo minuto! 
Ma la morte non è quella roba lì; tutt’altro, grazie al cielo.

All’inizio di luglio ho partecipato a un ritiro sciamanico di 7 giorni condotto da Franco Santoro; si intitolava “La via benedetta della passione e aveva luogo presso un posto meraviglioso conosciuto come Casale in Lunigiana.

Per l’intera settimana abbiamo affinato ed esercitato delle tecniche spirituali finalizzate a conoscere e a usare il cosiddetto corpo multidimensionale; l’idea di base, oramai supportata da fior fiore di studi scientifici, è che noi abbiamo un’identità che viaggia su più livelli – quello fisico e ordinario è solo uno di essi, ma ce ne sono anche altri, e imparare a sentirli e a manovrarli può aiutarci non poco nel conseguimento dei nostri obiettivi e nella realizzazione dei nostri sogni.

Pronti a morire?

  • La morte, in questo contesto, è un passaggio non solo obbligato, ma anche piacevole.
  • 
Cosa ha di brutto, in fondo, morire al piattume di una vita meramente materiale?
  • Non è forse orribile e deprimente vivere solo in nome di conseguimenti terreni?
  • 
Forse non è vero che i risultati materiali e ordinari, per quanto immensi e preziosi, ci soddisfano solo fino a un certo punto?

Ecco, per sentirci appagati oltre quel punto dobbiamo imparare a morire.

Morire con una parte di noi per nascere, finalmente, con tante altre.

Morire per imparare ad agire con la passione, il coraggio e l’ardore di chi non ha niente da perdere.


Morire con l’identità più limitata che vestiamo (anzi, ucciderla proprio, volontariamente!), per dare vita a un’identità più ampia, ed eterna.

Chi non lo vuole?

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3 modi per esercitarti a morire ogni giorno

Sono tutte arti sciamaniche che ho affinato durante “La via benedetta della passione”, e ok: imparare a usare bene queste tecniche è una cosa diversa dal curiosare con esse.
 Ma l’approccio consiste sempre nel giocare, dunque puoi iniziare tranquillamente da qui e scoprire cosa succede, dentro di te e nella tua vita.

1. Cambia spesso idea



Essere attaccati ai nostri punti di vista vuol dire credere di poter veramente salire una parete di specchi: è stupido e genera frustrazione, oltre a portarci lontani mille miglia dalla realtà.
 Allenarci ad ascoltare davvero, ad ampliare i nostri orizzonti interni e ad arricchire continuamente il nostro immaginario e spettro di possibilità ci rende vitali, intelligenti e brillanti: apparentemente uccidiamo la nostra identità tradendo un suo punto di vista, mentre in verità la stiamo rafforzando e rinvigorendo dandole linfa vitale e facendola circolare.

2. Vivi anche da un’altra parte

Che tu percepisca o meno la presenza della tua anima o del tuo corpo sottile io non lo so e non mi interessa; non è così importante, perché sono certa che tu senti benissimo la presenza di qualcos’altro oltre la materia.
 Magari non sai definirlo, magari ti spaventa a morte, magari non te ne frega assolutamente niente di tutte queste menate spirituali; eppure un misterioso qualcos’altro lo percepisci pure tu, in certi momenti.
 Ecco, io ti dico questo: invece di fare finta di niente o di scappare a destra e a sinistra, prova a stare un po’ con quella roba lì. Respirala, giocaci, parlaci, vedi se ha qualcosa di interessante da raccontarti e farti vivere; sono certa che è così.

3. Allena i tuoi superpoteri

Ognuno di noi ne ha almeno uno; spesso siamo talmente abituati a conviverci che non ci rendiamo neppure conto del fatto che si tratta di un superpotere.
 Mi riferisco a doni come la telepatia, l’ubiquità o lo shape-shifting, così come ad altre capacità con cui ci divertiamo dai secoli nei secoli ma a cui, negli ultimi, abbiamo dedicato una porzione talmente esigua di energia che a mala pena ne è rimasto un soffio.
 La morte feconda, spesso, ha a che fare anche con la morte di certe abitudini, per fare spazio ad altre, semplicemente.
 Un’ottima abitudine per morire bene è sicuramente quella di coltivare i nostri superpoteri, e non solo per divertirci e meravigliarci (cose comunque importantissime, nella vita), ma perché si chiamano “poteri” per una ragione ben precisa: perché giocano un ruolo essenziale nella possibilità e nell’abilità di plasmare la nostra realtà.

Ilaria Cusano
www.ilariacusano.it

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Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.
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